La cultura della fanfiction in Italia.

Il 21 Febbraio scorso Zenzeromante (alias Heartbreakertz Von Krieg) ha creato un sondaggio sulla cultura delle fanfiction in Italia. Ha ricevuto 400 risposte e si è trovata a sistemare un buon numero di dati relativi alla percezione e alla fruizione delle fanfiction nel nostro paese, arrivando a dei risultati molto interessanti.

Analisi completa del sondaggio
“La cultura della fanfiction in Italia” 

Non mi dilungo sull’analisi dei dati perché Zen ne ha già sottolineato i punti importanti nel link qui sopra.

Quello che mi interessa riportare sono le sue domande nelle conclusioni, proponendole anche a voi che frequentate i lidi di Fanwriter.it:

  • È vero che le fanfiction italiane sono di livello inferiore? E se è davvero così, a cosa si deve la colpa?
  • Credete che sia sbagliato farsi pagare per delle fanfiction? O che sia giusto finché la cosa resta privata?
  • Rivolta agli utenti “veterani” che si aggirano nei fandom da anni. Pensate che il fandom sia migliorato rispetto al passato? Oppure è peggiorato? C’è qualcosa che vi manca del passato? E qualcosa che non vi manca?

Come buona parte della sfera legata alla fanfiction, anche queste domande in larga parte sono personali e legate al vissuto, per questo è interessante sentire la vostra opinione e, soprattutto, la vostra esperienza.

Per quanto mi riguarda, riporto la risposta data anche nei commenti (che vi invito a leggere per altri punti di vista):

Per rispondere alle domande delle conclusioni, rientro nel 16% dei fan 30-35enni, veterana giovane mi verrebbe da dire? Perché all’epoca del mio approcciarmi alle fanfiction avevo circa 12 anni e avevo le mie “senpai”, già grandicelle, e che mi hanno davvero aiutato moltissimo ad amare e apprezzare fanfiction, fandom e scrittura in primis.

Da questo vorrei partire per rispondere alla domanda: C’è qualcosa che vi manca del passato? Oh yes, ed è questa sorta di relazione Maestro/Allievo (Senpai/Kohai perché di base dai siamo giappominkia in tanti) che si instaurava quando eri nuova e muovevi i primi passi in questo territorio. Questa è almeno la mia esperienza, che ho potuto riscontrare anche in altri lidi, ma è qualcosa che vedo accadere sempre meno? Mi è capitato per un periodo di diventare la “senpai” di qualche nuova leva ed è stato piacevole. Però mi sembra di vedere in giro meno interazione di questo genere. Sono tutti bambini indipendenti adesso (?) (ok boomer).

Pensate che il fandom sia migliorato rispetto al passato? C’è più interazione e di conseguenza, per i fandom che ho visitato, ho notato un maggiore abbrutimento,(soprattutto quando la comunicazione diventa internazionale e intervengono fattori sociali molto diversi) e una tendenza più a flammare che ad argomentare.
Nella maggior parte dei casi è più probabile che una discussioni diventi lo sfogatoio delle frustrazioni o dei pregiudizi di qualcuno, piuttosto che un luogo di dialogo. E quello che mi dispiace è vedere persone allontanarsi dalla community (e ritirarsi in spazi più ristretti e conosciuti) per paura di giudizi, per non voler litigare con sconosciuti, a volte pure rinunciare a un pezzo di fandom (ship in primis, seguiti da trope e poi proprio dalla serie in sé) perché è più, credo, l’ansia che sorge nell’aspettarsi pareri, che la gioia di dare vita a contenuti. E questo è molto triste per diverse ragioni e diversi livelli di reazione (che penso, visto quanto un fandom può essere personale, sfocino anche nella sfera sensibile di ognuno, prima che del pensiero razionale).

È sbagliato farsi pagare per delle fanfiction? Questo immagino che dipenda dalla mentalità con cui ognuno si pone verso il fandom e alla fruizione di contenuti. Sul piano della ‘legge’ ne ho lette diverse, ma non essendo mia materia non sono riuscita a trarne un confine netto ed è nella mia to do list dipanare questo dubbio una volta per tutte (se possibile). In generale, penso che qualsiasi lavoro di interpretazione artistica può portare con sé la possibilità (il diritto direi) per l’artista di richiedere un compenso come prestazione, se questa prestazione si presenta in forma di commissione ad esempio. È pur sempre tempo/lavoro/energie messe in qualcosa. Tutti ridiamo quando becchiamo i meme dei grafici in cui riportano le conversazioni con i clienti “perché ti devo pagare tanto? In mezza giornata finisci il lavoro! Tu fai subito!“. Be’ be’. Questo vale per qualsiasi ambito, ed è un evidente problema di mentalità e di sensibilità verso il prossimo. Ma tornando all’argomento, se la mia autrice preferita di fanfiction aprisse le commissioni, io sarei molto felice di chiederle qualcosa, soprattutto perché molti autori che si dedicano per anni a determinati fandom/personaggi finiscono con regalarsi una sorta di dimensione alternativa dove quegli stessi personaggi, che possono avere il nome di Rufy o Nami, sono evoluti talmente tanto che non è come chiedere una “commissione RuNami” qualsiasi, ma chiedere a quella autrice in particolare una storia con la sua interpretazione di Rufy e Nami. Quella commistione e sfumatura di stile, caratterizzazione dei personaggi e idee di base che si distaccano dall’idea originale della serie, ma viaggiano in parallelo. E che solo un autore di fanfiction può dare.
Riguardo al prezzo, sono imbarazzante nel farmi pagare in generale qualsiasi prestazione lavorativa e quindi non saprei dire se il prezzo sia giusto. All’epoca, quando aprii le commissioni, per 500-800 parole facevo pagare 1 ko-fi (3 euro).

È vero che le fanfiction italiane sono di livello inferiore?
Dalla mia esperienza degli ultimi anni, devo scavare parecchio per trovare un livello di scrittura che mi prenda. Ho letto davvero un sacco di cose nel corso degli anni. A volte ho trovato storie che potevano rivaleggiare tranquillamente col canon della serie sia per struttura narrativa, trama, caratterizzazione, a volte ho trovato storie illeggibili. Tutti, qui, se siamo scrittori, abbiamo da qualche parte “la nostra prima fanfiction (o storia)“. Tutti, a rileggerla, tendiamo a cringiare man mano che passano gli anni.
Da qualche parte si comincia. Ed è questo il bello, cominciare una nuova esperienza, soprattutto se lo facciamo perché siamo rimasti affascinati (come è successo a me) nel leggere fanfiction di chi già scriveva. Io mi ritengo fortunata ad avere avuto delle esperienze davvero positive all’inizio della mia carriera da “fanwriter”. La cosa che più mi stimolava era leggere come altri fan riuscissero a creare storie meravigliose, passando dai cliché alle trame più complesse.
Anche io volevo dare tanto e con questo pensiero mi sono sforzata, negli anni, di migliorare. Volevo emozionarmi io stessa, ma emozionare anche gli altri. Non è cambiata la mia prospettiva nel ricevere commenti. E anzi, i commenti, o meglio, la loro mancanza, uno dei motivi maggiori di lamentela, per me sono spesso stati il collegamento fondamentale per conoscere altri fan. Se trovo dei commenti positivi alle mie storie sento che posso arrischiarmi a bussare con un PM al lettore e scambiarci un po’ di parole, visto che di base amiamo la stessa opera di partenza.
È un modo di aggregazione e creare community anche questo, no?
Quindi, se vi sentite soli in un fandom, lasciate commenti alle fanfic che amate, senza vergogna UU/ magari così conoscerete un futuro partner in crime [storie di vita vissuta], o anche solo qualcuno con cui seguire quella serie e divertirsi.
Non sottovalutiamo l’intimità che c’è nello scrivere: per 3/4 è frutto delle nostre esperienze. C’è davvero tanto di noi nelle righe che scriviamo (anche se poi la maestria è nel celarsi e riuscire a trasmettere anche di più UU ma questi sono discorsi altri).

Che dire per finire: amo queste esperienze. Amo il fandom, amo le fanfiction e amo immensamente l’impegno che c’è dietro ognuna di queste cose ❤

 

Sareste interessati a partecipare ad altri sondaggi?
Che ne pensate dei punti riguardo al fatto che in Italia è venuto a mancare una community “solida” dedicata alle fanfiction? Ne sentite il bisogno o la mancanza?
Che cosa vorreste da una community italiana?

2 pensieri su “La cultura della fanfiction in Italia.

  1. Non so esattamente come mi sia imbattuta in questo sito ma ne sono contenta. Quindi mi arrischio a raccontare la mia esperienza (perdonatemi il papirazzo… la tastiera mi possiede).

    Scrivo fanfiction dall’anno scorso e, prima di leggere questo articolo, non avevo idea che la scena Fanfiction italiana esistesse e fosse addirittura vitale. Forse è dovuto al fatto che nel mio fandom di riferimento di ff in italiano ne esistono soltanto DUE in tutto ff.net! Personalmente scrivo in inglese, un po’ per poter permettere a chiunque nel globo di poter leggere la mia storia, un po’ perchè è come indossare una maschera e potersi arrischiare in temi più scottanti e difficili, infine anche per migliorare le mie… ehm… skills.
    Non sapevo girasse questa convinzione per cui le ff italiane sarebbero di livello inferiore e, sinceramente, credo sia solo una maldicenza. Anche nelle storie in lingua straniera ce ne sono alcune scritte così malamente che ti fanno sanguinare gli occhi, così come ce ne sono altre che meriterebbero un editore. Il non saper scrivere non conosce nazionalità! Si tratta solo di conoscere la lingua e sapere raccontare seguendo un filo logico.

    Al di là delle differenze tra gli utenti nei vari siti (più propensi a commentare su AO3, più propensi a seguire la storia su FFN) ho notato come oggi la gentilezza faccia scalpore sul web. Ad ogni commento o recensione io prontamente rispondo nell’unico modo che conosco per comunicare con sconosciuti: la gentilezza. E spesso mi trovo persone stupite davanti – non se lo aspettavano. Forse perchè non tutti gli scrittori sono gentili. Molti neanche rispondono con un “grazie” ad un complimento, ma lasciano marcire la tua recensione lì, senza fregarsene del tempo che hai speso non solo per leggere i loro “sogni ad occhi aperti” ma anche per scriver loro che sono fantastici e ti hanno regalato una bella botta di emozione!

    Di flamers ne ho incontrati pochi devo dire (benchè nelle mie storie tratti di temi decisamente controversi e tabù) ma ho anche incontrato chi è disposto a difenderti sebbene non ti conosca. Credo si instauri una sorta di legame virtuale tra lo scrittore e il lettore: entrambi partiamo per lo stesso viaggio e proviamo le stesse emozioni e patimenti per i nostri personaggi del cuore.
    Una cosa però ho notato (ma forse è solo una mia impressione dovuta per lo più al fandom cui appartengo – piuttosto risalente negli anni): le fanfiction hanno avuto la loro epoca d’oro, ma sono in declino (stramaledetti social che hanno egemonizzato la rete! XD) per lo meno a livello di numero di utenti (il che è un peccato).

    Per me fanfiction è nostalgia. Nostalgia per quel finale di un videogame che vorresti non fosse mai finito, o per quel film che ti ha lasciato con il vuoto dentro, per l’ambientazione di quel libro che tanto ti fa tribolare.. scrivere è un modo per mantenere il sogno vivo e magari rendere giustizia a qualche personaggio morto presto e male, a qualche pairing mancato, a delle scelte di trama infelici in generale. è evasione, sperimentazione, sogno, provocazione.
    Pubblicarle e condividerle, poi, è viaggio. Le differenze geografiche si appianano, le barriere linguistiche si abbattono, si diventa community e non più solo fan sparpagliati.

    Piace a 1 persona

    • Ciao! Benvenuta su questi lidi! 😀 E grazie per la tua esperienza! Anche se solo di un anno, mi sembra tu senta tua la vita del fanwriter e fa davvero piacere leggere queste parole, che mi sento anche di quotare soprattutto per il viaggio =)) Per curiosità, su che fandom scrivi?

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