Guida Galattica a Universi Alternativi (per ficsIT)

O anche: Apologia delle AU. 

Questo di seguito è il discorso del panel che ho tenuto Domenica 3 Giugno presso il #ficsIT organizzato da Fanheart3. Durante il panel mi sono un po’ persa, una parola tirava l’altra, e vuoi tanta emozione, che alcune cose sono state dette velocemente rispetto ad altre. Qui vi lascio l’intervento completo (sperando di non annoiarvi!).

 

Premessa: questo vuole essere un discorso maturato da alcune ricerche online e molta esperienza personale. Essendo le informazioni universalmente accettate, ma che nei dettagli possono differire in quanto non esistono regole univoche ma convenzionali e in relazione all’esperienza di ogni lettore/fanwriter, alcune di queste informazioni potreste trovarle differenti dall’idea che avete.
Tuttavia, io sono quanto voi una fan che si districa in un mondo fandomico senza leggi scritte su pietra e che ha cercato di riorganizzare il materiale secondo il proprio giudizio. Ogni discussione è aperta!

 


Concetto base delle AU.
La spinta a voler trasportare i personaggi di una serie che amiamo in un tempo, un luogo, un mondo nuovo.

Le AU, Alternative Universe (Universi Alternativi) sono un genere di fanfiction in cui i personaggi di una serie, spesso insieme alle loro relazioni/vicende, vengono calati in un contesto spazio-temporale, fino anche alla trama, diverso da quello originale/canon.

In linea di massima, qualsiasi setting può prestarsi a diventare un’AU, da un contesto storico, mitologico, fantasy, ad altri più classici legati alla vita di tutti i giorni, come gli uffici di un’azienda o un ospedale.

Si possono creare AU proprie, dove è il fanwriter a definire gli elementi, inventando, re-inventando e fondendo, o ancora partendo da setting di altre serie e mescolandone due (o più) insieme.  

Le AU si collocano lì dove al fanwriter non basta lo spazio, il tempo, le relazioni che il canon di partenza offre. Non si tratta di sminuire l’opera originale, ma anzi: un’Alternative Universe dà la possibilità allo scrittore di spingersi oltre, spezzando e ristrutturando le matrici del canon, e restituendo una forma, un contesto e regole nuove al prodotto di partenza, talvolta con la capacità di risaltare fattori come le relazioni tra personaggi.

Se volessimo fare un esempio con la fisica, una qualsiasi serie, che sia un libro, un film, un telefilm, un fumetto, messo in mano al fanwriter e alla sua voglia di espandere, diventa un’energia, e l’energia non si crea e non si distrugge, ma si trasforma.

“Perché diciamo che il limite tra lettore e fangirl è questo: il lettore chiude il libro, la fangirl apre Google.” (Yellow Canadair)

Le AU rientrano nel processo trasformativo di un lavoro pre-esistente, oltrepassando gli argini, i confini creati dal canon e dando origine a quello che potrebbe essere un sotto-sopra alla Alice in Wonderland… o per chi apprezza l’horror-fantascientifico, un upside down alla Stranger Things.  

Ma il bello delle AU è che non sempre sentono il bisogno di saltare la staccionata del canon e librarsi verso realtà che non appartengono alla serie originale: le AU, nella dicitura di Canon Divergence o Canon!AU, possono insinuarsi tra le pieghe, i corridoi della storia di partenza e aprire nuove porte o aggiungere complementi d’arredo.

Esempi sono dati dai casi delle Future/Post Canon!AU, dove l’orologio viene mandato avanti per mostrare al lettore quello che potrebbe succedere in un futuro più o meno prossimo; o ancora quando vengono applicate delle AU come un filtro fotografico al canone, e quindi potremmo avere le Soulmate o le Omegaverse lì dove i protagonisti continuano a muoversi nello stesso ambiente, nella stessa avventura o vicenda, ma con quel “qualcosa in più” che lascia spazio all’interpretazione, all’introspezione o al più semplice jolly che cambia le carte in tavola.

Ma ancora, tutte queste AU possono vedersela con le Canon Compliant, ossia le fanfiction più “fedeli” al canon, dove il fanwriter riprendere per filo e per segno l’eredità dell’opera di partenza e rimane sulla stessa strada, parlando di qualcosa di più, ma non alterato.

Qual è, o perché esiste questa spinta a voler deviare da un cammino già tracciato da un altro autore, allontanandosi da un worldbulding o da una trama che di per sé possono vantare di averci fatto appassionare tanto da volere pensare a qualcos’altro di alternativo per quei personaggi che si sono stabiliti nel nostro cuore di fan?

La risposta è personale, quanto lo è la fantasia di ognuno, e da lettrice e scrittrice di fanfiction resto intrigata dalla collisione di due o più sistemi che in sé possono anche risiedere agli antipodi, ma il cui prodotto finale, l’amalgama pasticcera che ne può risultare, mi affascina e mi rapisce, regalandomi talvolta il doppio dell’amore in una proporzionalità diretta legata alle opere in gioco.

Da qui una piccola, innocente domanda: quante volte vi è capitato di vedere un film, telefilm o un cartone, o perdervi mentre state leggendo, e immaginare il personaggio di un’altra serie indossare i panni o muoversi nel contesto di ciò che avete davanti in quel preciso momento?

Uscire dal cinema con le mani che vi prudono perché volete scrivere quella scena finale re-interpretata dalla vostra OTP? Se vi è venuto in mente anche un solo pensiero affermativo, complimenti, avete creato un’AU!

 

Perché le AU?

au_procontro

(SONDAGGIO REALIZZATO SU CIRCA UNA CINQUANTINA DI FAN, LETTORI E SCRITTORI)

 

Premessa che vuole partire da esperienze personali: nell’arco della mia “carriera” da lettrice e fanwriter ho cambiato più volte pensiero riguardo alle Alternative Universe ed è uno dei motivi per cui ho scelto questo argomento, rendendomi conto proprio di quanto un’AU possa cambiare le prospettive. Mondi da scoprire, letteralmente.

Ripensandoci a posteriori, e all’epoca nella completa ignoranza, la mia prima fanfiction fu una Canon Divergence su Inuyasha con l’aggiunta di elementi magico-fantastici di stampo occidentale (ero molto influenzata dalle Nebbie di Avalon) e sulla scia di questo slancio iniziai due AU vere e proprie, una Moderna-Sovrannaturale con i vampiri e una in stile Fantasy-Medievale.

All’epoca, avevo circa tredici anni, le fanfiction su Inuyasha ambientate in contesti diversi dal canone erano il mio pane quotidiano perché erano qualcosa di meravigliosamente affascinante che mi godevo senza farmi troppe domande sul “perché scrivere una storia che non segua quella originale?”.

Il primo cambio di rotta l’ho avuto dopo una lunga pausa dal mondo del fandom e un rientro tramite One Piece. Ho riscoperto il piacere della lettura di fanfiction e dello scriverne, ma per qualche ragione mi sentivo avversa alle Alternative Universe.
Mi dicevo: Oda ha inventato un mondo così vasto e mutevole che non trovo la necessità di spostare Rufy&Co. in una realtà diversa. Insomma, posso creare un’isola con delle peculiarità tali da soddisfare una voglia “alternativa”, no?

Mi dovetti ricredere e, di nuovo, rivalutai l’amore per gli Universi Alternativi quando mi offrii come beta-reader per la fanfic di una carissima amica, ritrovandomi a correggere una storia che sradicava completamente i personaggi dall’ambiente piratesco-fantasy e li immetteva in un thriller-sovrannaturale con evocazioni di demoni tramite penne glitterate e autopsie con cadaveri esplosivi.

Sono arrivata alla fine del primo capitolo che esigevo il seguito, curiosa dei ruoli che gli altri personaggi avrebbero ricoperto e di come sarebbe andata avanti la trama.
Da quel momento è stata una strada in discesa nell’iniziare a pensare su altri binari e tornare a plottare anche storie AU.   

Dopo questo lungo preambolo torniamo al topic: perché ci piacciono le AU?

Ho avuto diverse e variegate risposte a riguardo che possono anche far riflettere, perché se uno scrittore è un mondo intrappolato in una persona (Victor Hugo), un fanwriter che scrive AU ha intere galassie da cui attingere.

Ci piace scrivere Alternative Universe perché amiamo vedere i personaggi calati in contesti nuovi in cui si troveranno a fare i conti con vicende e problemi che nel canon neanche si sognano.

“Perché vedere le proprie ship che diventano canon in ogni universo possibile e immaginabile è pura gioia.” (Aredhel)

Prendiamo i protagonisti di una serie scolastica-sportiva alla Free! e rendiamoli dei pirati, o ancora, se la Compagnia dell’Anello diventasse uno staff di impiegati in una Office!AU con tanto di capo che li tiene costantemente sottocchio? Le possibilità sono da qui a infinito, andata e ritorno, incluse deviazioni lungo la strada.

Come si comporteranno i personaggi di una serie prima impegnati nel salvare l’universo da una minaccia aliena, ora alle prese con i clienti di un Coffee Shop? O in una Harry Potter!AU, cosa farebbero i Jedi muniti di bacchetta magica anziché spada laser?

Uno degli elementi affascinanti delle AU è mantenere intatto il carattere di un personaggio, la maggior parte della sua esperienza di vita canone, ma tutto in un altro mondo, con regole ed esigenze nuove. Il piacere sta nel leggere e riconoscere l’IC, ma trovarsi alle prese con sirene, pompieri, soldati a seconda dell’universo scelto.

Restando a parlare dell’In Character, le AU sono un’ottima palestra: dissolvere le mura del canon a favore di una foresta esotica con vista sul mare, per rimanere credibile, necessita dell’impegno del fanwriter nel mantenere il carattere, i pensieri, le fisime, ansie e gioie di un personaggio al fine di restituire al lettore qualcosa di credibile. Nel nuovo universo, il personaggio assume il ruolo di bussola per chi vi si inoltra; al contempo, così, una AU darà a chi legge una morbida coperta di familiarità con cui avvolgersi mentre si esplora il paesaggio e si affrontano gli intrecci colorati e diversi.

Questo non preclude a un fanwriter di far evolvere il carattere di un personaggio a seguito delle sfide che gli propone. La crescita, l’analisi e l’aggiungere elementi complementari sono un altro tassello nel grande puzzle delle Alternative Universe (ma anche delle fanfiction in generale) che possono portare il lettore ad appassionarsi, al punto che, talvolta, l’Universo Alternativo fa breccia fino a farci affermare che ci ha coinvolti tanto quanto l’originale.

Sempre tra gli elementi cardine e interessanti delle AU rientrano i dettagli, le re-interpretazioni, ossia quelle caratteristiche del canon che si ritrovano nella realtà alternativa in maniera riadattata secondo il setting scelto.

Un robot sci-fi che in una cornice fantasy diventa un famiglio, per esempio. O due squadre di pallavolo (Haikyuu!!) che invece di sfidarsi sul campo di una palestra, si affrontano su un campo di battaglia.

Questo è un lavoro quasi certosino di rimodellamento in una forma nuova dell’argilla data dall’opera originale, finendo col donarle sfumature e un pattern alternativi.

Durante il plotting, questo è il momento che personalmente definirei quello delle “genialate”, perché talvolta la ri-contestualizzazione richiede molta inventiva.
Di nuovo, qui la creatività del fanwriter gioca un ruolo essenziale: partire dalle basi e riadattare, pensare, far indossare altri abiti inusuali azzeccando, o scommettendo, sulle misure.
Ogni volta che si smistano personaggi nei Regni Elementali di Avatar, rifacendosi alle caratteristiche intrinseche, ai modi di comportarsi, ci si prepara a dare sfogo a una AU con premesse comunemente conosciute, ma arricchita dalla presenza di protagonisti che abbiamo imparato ad amare altrove.

In questo taglia e cuci che diventerà un’Alternative Universe ci si imbatterà in scene capaci di approfondire l’introspezione o i legami di uno o più personaggi, anche grazie al mondo completamente diverso in cui si troveranno.

Svolte epiche, angolini fluff, abissi di angst o smut che il canon non ci regala e che noi, da lettori e scrittori, ci prendiamo e trattiamo con la preziosità dell’Unico Anello.

Potremmo limitarci a scrivere una Slice of Life piena di scenette zuccherose e gesti dolciotti che ci ridurranno a un brodetto di giuggiole, facendoci arrossire o lanciare urletti di approvazione meglio di una fanfic smut dove la nostra OTP fa capriole lussuriose. Potremmo impiegare un kappa o due per donare una gioia ai personaggi in un setting moderno, scolastico, o Flower Shop!AU, mentre in realtà nel canon sarebbero impegnati a morire nella Rivoluzione Francese.

O potremmo ancora farli soffrire in maniera diversa (perché si sa che l’angst move il sole e l’altre stelle) e dare a un personaggio il ruolo, i panni, di un altro già consacrato e fargli vivere le stesse vicende. Per tagliare: prendete una BROTP e mettetela nella scena finale di Infinity War con Ironman e Spiderman. E poi soffriamo insieme.

Una cosa bella, se siete appassionati di un tipo di AU, tipo le Modern!AU, è che magari troverete un centinaio di storie che trattano lo stesso argomento, ma questo non vi impedirà di continuare ad amarle. Anzi, in ogni fandom in cui entrerete, spererete di trovare quelle tipo Pokemon!AU, Soprannaturale!AU, Harry Potter!AU che vi affascinano, o anche più di una (vista la vasta scelta che offre AO3 su tutto), perché ogni fanwriter appassionato mette tutto il suo impegno a trasmettere le emozioni, a cercare di rapirvi nella lettura fino al punto di chiederne ancora.

 

 

Le Canon!AU, le Canon Divergence, le Fandom!AU e le AU “Handmade”.

In alcune serie tv esistono episodi che possono essere definiti “Alternative Universe”.
In Bones, l’agente Booth, durante un sogno, immagina gli scienziati del Jeffersonian come lo staff di un locale notturno chiamato “the Lab”. Per chi ha familiarità con il reboot di Voltron, l’episodio quattro della terza stagione, con Sven e quelli che possiamo definire “Dark Altean”, rientra nella categoria come ucronia rispetto alla storia principale. Un altro macro esempio è dato dal mondo parallelo di Fringe, con l’Altra Olivia Dunham e la versione antagonista di Walter Bishop. Marvel e DC giocano in casa e ne straboccano.

Questi esempi per introdurre il filone delle Canon!AU (o AU!Canon?), ossia quelle storie, esistenti nella stessa opera originale, in cui si differisce dalla trama principale spesso per un “e se?.
Non è raro che in queste “realtà parallele” si possano ritrovare gli stessi personaggi “fisici”, ma con un carattere e un passato alle spalle che “diverge” in alcuni punti da quello dei protagonisti. Un’altra scelta, un evento del loro passato andato in un modo invece che in un altro, li hanno resi simili ma diversi dall’originale, come una sorta di gemelli separati alla nascita (Shiro/Sven in Voltron).

Da qui prendo le mosse per parlare delle Canon Divergence (VS Canon Compliant). Ne esistono di tutti i tipi più uno, anche perché basta fermarsi a pensare a un singolo elemento che muti prospettiva al lettore, ma che in sé non cambi la trama di fondo.

A volte possono presentarsi come una sorta di “filtro”, un arricchimento al canon. Prendiamo le Soulmate: “I personaggi vedranno il mondo in bianco e nero finché non sentiranno la voce della propria anima gemella chiamarli”. Perfetto. Potreste basarvi sui Cavalieri dello Zodiaco oppure NCIS, applicarci questo “prompt” e scriverci sopra, mantenendo il canon nel suo setting e nella trama fino al coronamento della vostra OTP.

Stesso discorso si può intraprendere con le Omegaverse o con il Genderswap: provate a immaginare di ripercorrere Fullmetal Panic (o Alchemist!) con il sesso dei protagonisti invertito. Ci sono alcuni Genderswap così sentiti che nei fandom si arriva ad amare certe coppie quasi quanto le canoniche (vedesi la Klance al femminile formata da Lana e Kate)

Quindi, cosa permette il Canon Divergence? Di rimanere sui binari prestabiliti dalla storia originale, ma cambiando un po’ i vagoni e i passeggeri. Per chi non è un fan delle AU, le Canon Divergence possono essere un escamotage per scrivere qualcosa di diverso, una via di mezzo, senza inoltrarsi troppo nel cambiamento e regalando ugualmente emozioni.

Un’altra tipologia di AU è quella che a volte viene confusa col Crossover, ossia le Fandom!AU.

La premessa delle Fandom!AU è mantenere il setting, gli usi e costumi, anche i ruoli volendo, ma cambiare i personaggi. Un paio di fandom classici per fare un esempio: prendete la ciurma di One Piece (Rufy, Zoro, Nami, ecc…) e fateli diventare gli Avengers.

 

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CREDITS: ANDIMOO | Link alla Fan Art

 

Il genere delle Fandom!AU differisce dal Crossover in quanto, in quest’ultimo, c’è una fusione/incontro tra le due (o più) serie di partenza, mantenendo i mondi e le identità inalterate, nella maggior parte dei casi: Dean e Sam Winchester arrivano a Beacon Hills perché sono stati avvisati del proliferare di Lupi Mannari e si scontrano con Scott McCall e il suo branco.

O anche, non siete mai rimasti affascinati da due personaggi di due serie diverse, pensando che potessero stare bene insieme? Eccovi servito un Crossover: fateli incontrare a metà strada e date libero sfogo al Crack Shipping. (Tipo Eleventh di Doctor Who che prende un tè insieme a Sailor Pluto?)

Tornando alle Fandom!AU, anche qui si può spaziare in lungo e in largo, limando dettagli e ruoli, come anche solo amando il setting tanto da farne una sorta di convenzione. Le più classiche Fandom!AU che mi sento di citare sono le HarryPotter!AU e le StarWars!AU, poiché entrambe presentano elementi universalmente noti, codificati e accettati, come fossero proprio dei mondi di default in cui far muovere personaggi di altre serie.

In ogni fandom, almeno una volta, i personaggi sono stati smistati nelle Casate di Hogwarts; qualcuno si è assunto il ruolo di Re delle Serpi e qualcun altro, finito a Tassorosso, ha portato gli amici nelle cucine del castello. Lo abbiamo fatto tutti, non mentite.

Se invece siete amanti dell’angst, potreste ispirarvi al film Inception di Nolan e scrivere una struggente AU piena di feels con la vostra OTP intrappolata tra sogno e realtà. O ancora, le Friends!AU carine e simpatiche, per del fluff ben condito dalla commedy tipica del telefilm, ma con un gruppo di personaggi in origine per metà alieni.

 

fandomau

(SONDAGGIO REALIZZATO SU CIRCA UNA CINQUANTINA DI FAN, LETTORI E SCRITTORI)

 

Per ultime vorrei trattare le AU “originali” che chiamerò, passatemi il termine, “Handmade AU”.

In realtà, non è che ci si stacchi molto dal definire queste storie tipo “Pirate!AU” o “Mafia!AU”, ma visto che quando si parla di AU si parla più o meno di “quante stelle ci sono in cielo”, plus pianeti e satelliti allegati, potremmo spezzare una lancia a favore di una categoria di Alternative Universe dove il worldbulding è tutto vostro e da cui potrebbero nascere delle vere e proprio “saghe” (perché fermarsi a una classica Long?).

Potreste scrivere una One Shot AU mordi e fuggi, tanto per, ma quelle di cui vorrei parlare qui sono quelle storie più complesse, forse un tipo di AU che potrebbe maturarsi dopo un po’ di esperienza da parte dello scrittore, dopo tante letture, quando la voglia di scrivere una storia originale è potente, ma si rimane ancora attaccati a personaggi pre-esistenti. Almeno, questa al momento è la mia via.

Mi è capitato di leggere e creare più di un setting base che, in sé, poteva anche prendere o ricordare qualcosa di già sentito (insomma, si è ormai scritto e ideato un po’ di tutto, no?), ma che proponeva intrecci completamente diversi e, mi ripeterò, “originali”. Una di quelle storie per cui non è raro sentirsi dire “Cambia i nomi dei personaggi e pubblicala!”.

Una volta stabilito il background e le regole del gioco, infilarci poi allegati altri elementi come l’Age Gap, il già citato Genderswap, o accenni ad altri headcanon personali, staccherà ancora di più dalla serie originale e chiederà al lettore di fare un salto nel buio soltanto per amore verso i personaggi e il fascino dell’idea proposta.

È una scommessa, perché perdersi è un attimo, come può risultare faticoso restituire al lettore quello che nella nostra mente è un quadro ben dipinto o ingranaggi oliati a dovere; purtroppo i buchi di trama o vari perché così? O colì? possono incombere e rallentare i lavori, diversamente da quanto potrebbe essere più facile riprendere un setting già esistente (tipo una Fandom!AU) e muoversi lì senza timore.

Ma quando il fanwriter è capace, sa qual è lo scopo che si è proposto, e lo porta avanti con amore incondizionato verso la scrittura e la fantasia, la storia che ne risulterà sarà qualcosa che probabilmente non scorderete mai e che tornerete a rileggere quanto il vostro “libro preferito”.

 

handmadeau

(SONDAGGIO REALIZZATO SU CIRCA UNA CINQUANTINA DI FAN, LETTORI E SCRITTORI)

Per avviarci alla conclusione di questa parte vorrei citare un’amica che, in riferimento alle Alternative Universe, ha scritto (parafrasando):

Sono potenti. Sono superbe e anche un po’ arroganti, in senso buono. Sono una pacca sulla spalla dell’autore seguita da un « Qui ci penso io… » (OdeToJoy)

Non si può quantizzare quanto con le AU possiate dare e ricevere, quanto vi possano far cambiare idea, quanto ammaliarvi, regalandovi un break da un’opera originale che sì, vi piace, ma che a volte potrebbe non bastarvi senza aggiungere qualcos’altro. Allo stesso tempo le AU possono farvi lambiccare nell’incastrare la formina di un triangolo dentro a un buco a forma di stella, pur di far quadrare il vostro mondo alternativo.  

Insomma, le AU possono essere il completamento, l’espansione o il superamento del canon, o semplicemente un altro modo di esprimervi nel mondo delle fanfiction.  

Dunque, l’AU è anche una via di fuga? Potrebbe.
Nessuno ci giudicherà per essere scappati e non aver affrontato il Canon, tranquilli. Scrivete per divertirvi e qualcuno si divertirà con voi.
(OdeToJoy)

 

 

Le AU che più piacciono e quelle “ma anche no”.
Sondaggi e discussione in merito.

Per questo discorso ho realizzato qualche sondaggio su un campione formato da una cinquantina di fan, sia lettori sia scrittori.

au_preferite
au_preferite

Tra i risultati, il primo è stato che quasi la totalità di loro apprezza, legge e se può scrive Alternative Universe. Una piccola vittoria per questo argomento!

Passando alle AU preferite, per il grafico a torta qui di seguito le ho raggruppate in alcune macro categorie, arbitrariamente divise per attinenza.
Mi ha stupito che in percentuale piacciano in quasi uguale misura sia le Alternative Universe “Moderne” (in cui rientrano ad esempio le School, i vari “Coffee/Flower/Bakery Shop”, quelle a tema Rockband, ecc) sia quelle “Fantasy/Soprannaturali”. Si viaggia tra realtà e fantasia parallelamente!

Seguono le Storiche, le Canon Divergence anche se con pochi esempi, le Fandom!AU e le più varie “Varie” (di cui forse in realtà le Mafia!AU, le Spy!AU e le Serial Killer!AU potrebbero, temporalmente parlando, rientrare nelle “Modern”).  

All’ultimo posto, con una lacrimuccia da parte mia, si piazzano le AU dedicate alla Fantascienza, anche se il risultato non mi ha colta impreparata in quanto segue una corrente di preferenza “italiana”, in cui ho notato che questo genere non rientra tra i preferiti, almeno a livello di letture attuali da libreria.  

 

Alle AU preferite, ho fatto seguire un sondaggio su quelle “antipatiche”.

Il primo dato che ho notato è che ne sono state citate molte di meno rispetto alle preferite. Il che è congruo con il risultato di apprezzamento generale verso le Alternative Universe: insomma, ci piace leggerne e scriverne di molti tipi, e, se scritte bene, ci tuffiamo anche in quelle che magari a un primo sguardo non ci convincono.

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Sin dalle prime risposte al sondaggio ho notato un certo “astio” nei confronti delle Omegaverse, che si sono aggiudicate più punti in assoluto. La motivazione più spesso resa nota è stata che le “dinamiche non piacciono” seguita poi da “il rapporto Alpha/Omega mi infastidisce”.

L’esperienza con le Omegaverse non sempre è felice. È un genere che io ho avuto la fortuna di conoscere per gradi, nel senso che mi sono capitate prima fanfiction che trattavano l’argomento blandamente, o ne prendevano diciamo i punti salienti, riportandoli in maniera più delicata ed essenzialmente come accessorio alla storia principale, per poi andare via via a scovare il trash del trash.

Non è una questione facile da trattare, ma penso che se ragionato, e soprattutto se non ci si ferma a considerare solo la “superficie”, possa essere un genere che può dare tanto. Capisco lo storcere il naso a sentir parlare di rapporti di quasi “sudditanza”, mpreg, morsi per legare a sé qualcuno, odori e “calori”, in effetti, non è la ricetta delle Super Chicche; tuttavia questo verse è, e può essere, molto più complesso di così, molto più libero e “sperimentale”. Per citare un’altra amica, Mapi Peacecraft e il suo articolo:

“La prima regola dell’Omegaverse è che […] nell’Omegaverse non ci sono regole, solo “linee guida” che possono essere seguite, ignorate, modificate, distorte a seconda dei gusti e delle esigenze di trama di ognuno, perciò se qualcuno salta su a dire che l’Omegaverse è fatto “così colì e cosà” mente e vuole spacciare i suoi headcanon come verità assoluta […].”

(Omegaverse: questa oscura materia)

Tornando ai risultati delle AU che non piacciono, e confrontandoli con quelli a favore, c’è una sorta di amore/odio verso le storie a tema School (in cui rientrano le High School e le College principalmente), idem per le Coffee Shop.

A parere personale, penso che la questione si riduca in buona parte a un’idea di “trama mancante” dovuta a un gusto personale. Tempo fa ho avuto modo di approfondire il punto forte delle storie il cui setting non va oltre i “due isolati”, e questo si trovava nella caratterizzazione (Fanfic: un genere guidato dal personaggio).
Ci si innamora del personaggio al punto che la trama diventa collaterale e il setting è un pretesto carino in cui muoversi, una sorta di safe zone che non necessita di arredamento extra come cliffhanger o misteri: si vuole sapere di più sul protagonista, sui suoi legami, su come andranno le sue relazioni. L’eventuale conflitto, o climax, è puramente emozionale, e spesso scivola via come un fiore caduto di mano e raccolto dal co-protagonista. Non ci sono colpi di scena, fughe a perdifiato o rivelazioni scottanti che rimescolano tutto. Potreste trovare avvincente anche un semplice pomeriggio piovoso passato a bere un caffè in una caffetteria, cercando di non farvi scoprire dalla vostra cotta che serve i clienti oltre il bancone.

Ho letto storie dove aspettavo il climax quasi con angoscia, così abituata a pensare “non può andare tutto così bene, ora qualcuno finisce in ospedale, muore, parte”, e invece era solo un placido mare fatto di fluff e cupcakes.

Questo discorsone per dire che non tutte le storie, non tutte le AU, sono dei film d’azione, e che anche una semplice Flower Shop o College!AU può piacere nella sua semplicità domestica. Me lo conferma anche il fatto che ho riscontrato un pensiero comune, riassumibile in: “puoi scrivere anche cento storie ambientate a scuola, tutte avranno qualcosa di diverso, un tipo di relazione tra i personaggi che potrà sorprendenti e mai stancarti”. La sensibilità e gli headcanon che ogni fanwriter ha da esprimere possono essere ogni volta sorprendenti!

 

Come a una lunga storia si giunge a scrivere “Fine” (e chi ci è mai riuscito? Io no), anche questa disquisizione si conclude. Spero che l’esperienza sia stata di ispirazione e che ora abbiate voglia di scrivere e regalare centinaia di AU ai vostri fandom, alimentando questa voglia di viaggiare per altri mondi come se il vostro Word fosse un Tardis!  

“Le AU possono essere una scatola di chiodi, assi, vernice, metro e matita… senza istruzioni Ikea. Vai e crea.”

 

In chiusura allego le slide realizzate per il panel:

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