Fanfic: un genere guidato dal personaggio

Come promesso, inizia Settembre e si torna a pubblicare articoli!
La fantastica Raxilia_Running ha trovato e tradotto questo post di tumblr molto interessante che analizza come l’impegno dei fanwriter nel caratterizzare i personaggi abbia creato un genere a sé. Ma vi lascio alla lettura per i dettagli!

Ringrazio fozmeadows e earlgreytea68 (cliccando sui nick trovate gli originali) per il permesso a tradurre i loro post!

Buona lettura!


 

Scrivere e leggere fanfic è una vera e propria master class in caratterizzazione.

Pensateci: per poter scrivere con successo di due differenti “versioni” dello stesso personaggio – figurarsi poi dieci o cinquanta o cento – dovete essere in grado di formulare un giudizio fondato sui tratti fondamentali della sua personalità, facendo distinzione fra i risultati della natura e quelli dell’educazione, e poi decidere come meglio replicare queste condizioni in un nuovo contesto narrativo. Il personaggio che creerete dovrà essere congruente in modo riconoscibile con la versione canonica, ma distinto da essa abbastanza da avere senso in una storia differente – spesso enormemente differente.

E non potete fisicamente raggiungere questo risultato, se il personaggio in questione è stato capito male, visto come uno stereotipo o è unidimensionale. Sì, potete ancora creare la fanfic, ma c’è la possibilità che, se il vostro interesse o la vostra conoscenza del personaggio sia superficiale, non vi darete pena di scriverla prima di tutto.

Questo perché i ficwriter si preoccupano delle sfumature, e si preoccupano specialmente della continuità – non solo della continuità letterale, cioè avvalorare i fatti prestabiliti, ma, ancora più importante, e molto spesso ignorata, della continuità emotiva. Troppo spesso nel canone soprattutto di film e TV, la continuità emotiva viene scambiata per sinonimo di caratterizzazione statica, e per questo trattata come un anatema: se il personaggio non cambia, allora dov’è la storia? Ma la continuità emotiva non è contraria al cambiamento, bensì favorevole al contesto. Significa rappresentare il modo in cui il personaggio va dal Punto A al Punto B come un vero e proprio viaggio, non scaricarlo in un posto e urlare Perché sì mentre ci si sposta al prossimo sviluppo. La continuità emotiva richiede una lettura ravvicinata, non solo della lettera del canone ma del suo spirito – il ritmo fra i dialoghi, le implicazioni mai esplicitamente affermate ma che devono logicamente accadere off-screen. È per questo che la continuità emotiva è spesso la prima vittima dello slancio in avanti canonico: quando ogni nuova stagione televisiva richiede la creazione di nuove sfide per il protagonista, indipendentemente da dove e come lo abbiamo lasciato l’ultima volta, gestire le conseguenze di ciò che è già accaduto viene automaticamente messo in secondo piano.

Le fanfic non fanno questo.

Le fanfic abbracciano i vuoti nella narrativa, gli abbellimenti nella caratterizzazione su cui la storia originale sorvola, che dimentica o semplicemente non trova il tempo di trattare. Non è tutto quello che fa, naturalmente, ma nel contesto di imparare come si scrivono i personaggi, è un particolare di vitale importanza, perché insegna ai ficwriter – e ai lettori di fanfic – la differenza fra personaggi “ricchi” e piatti. Un personaggio “ricco” è uno di quelli la cui caratterizzazione originale è così dettagliata che, per poterlo inserire in una fanfic, lo scrittore deve considerare quali elementi della sua personalità sono parte integrante della sua esistenza, quali si scontreranno immediatamente con la nuova ambientazione, e quali possono essere modificati per adattarli meglio al contesto, per tacere di come questa versione adattata funzioni con altri personaggi adattati allo stesso modo. Un personaggio piatto, al contrario, vanta così pochi attributi originali o distintivi, che il ficwriter deve inventarseli praticamente di sana pianta. Si noti, però, che attributi qui non è sinonimo necessariamente di dettagli: possiamo anche conoscere la canzone preferita di un personaggio o il numero dei suoi fratelli, ma se queste informazioni non ci danno alcuna comprensione su di lui come persona, allora sono solo apparenza. Analogamente, potremmo conoscere molti pochi fatti concreti su un personaggio, ma avere comunque una percezione ben sviluppata della loro persona sulla base delle loro azioni.

Il fatto che i ficwriter in massa – o anche lo stesso ficwriter in AU differenti – possano produrre molteplici incarnazioni contraddittorie ma tutte fondamentalmente credibili della stessa persona testimonia che hanno compreso la caratterizzazione, la continuità emotiva e quella narrativa.

Stavo leggendo queste divagazioni sulle fanfic e stavo pensando a una cosa che @involuntaryorange una volta mi ha detto, parlando delle fanfic come di un genere a parte e qualcosa a proposito di questo modo di pensare ha davvero scosso il mio mondo? Perché per un lungo periodo ho ragionato come un avvocato, e ho definito le fanfic come “narrativa che usa personaggi che sono stagione creati altrove” o qualcosa di simile. E adesso mi sembra che le fanfic non abbiano niente a che vedere con l’usare i personaggi di altre persone, è soltanto un *genere* guidato dal personaggio, che è così tanto guidato dal personaggio che può essere più efficace usare i personaggi di altri autori, perché così possiamo capire davvero l’impatto del messaggio del narratore ma ho la sensazione che potrebbe essere lo stesso anche non usando i personaggi di un altro autore, ma semplicemente scrivendo una storia guidata di più dal personaggio. Per esempio, ho l’impressione che le mie cose originali – romanzi che ho su AO3, la bozza che ho appena finito – siano probabilmente fanfic, anche se sono originali, perché hanno il ritmo di una fanfic. E la mia frustrazione a proposito del pubblicare le mie storie originali, per tutto questo tempo, è nata dal fatto che le stavo etichettando con un genere a cui non appartenevano.

Ed è per questo che così tante persone che scoprono le fanfic smettono di leggere altre cose. Una volta che trovi il tuo genere, tendi a leggere molte cose di quel genere. Alcune persone amano il mystery, alcune persone amano il fantasy epico. Dire che ti piacciono le “fanfic” significa davvero dire che ti piace questo genere guidato dal personaggio.

Perciò quando sento le persone liquidare le fanfic, mi chiedo, forse non hanno letto le buone fanfic? Forse devo metterli davanti a una buona fanfic? Ma penso che alla fine sia chiaro che le fanfic siano un genere che è così incentrato sui personaggi che dà la sensazione di essere strano e diverso, perché buona parte della nostra narrativa non è così incentrata sui personaggi.

Quello che viene fuori, quando ci penso, è che sono semplicemente una consumatrice di pop culture basata sui personaggi. Leggerò e guarderò praticamente tutto ma la roba che rimarrà con me sarà quella per cui mi sarò innamorata di un personaggio in particolare. È per questo che quando uno show ha delle incertezze e non si accorda con la mia visione del personaggio, non posso passarci sopra, perché lo show *era* il personaggio per me.

In questo periodo la mia fissa sono le storie di Juno Steel, e lo so che gli autori stanno facendo tutte queste cose legate al genere e c’è il mistero e la fantascienza ma nel frattempo io sono lì: “Ok, come vi pare, non me ne frega JUNO STEEL È IL MIGLIORE E VOGLIO SOLO ROTOLARE IN GIRO NELLA SUA MENTE SARCASTICA, ESILARANTE, EMOTIVAMENTE STRUGGENTE”. Questa è la fan del genere fanfic che è in me che viene fuori. Qualcuno alla ricerca di fantascienza potrebbe non curarsene, ma sono il tipo di consumatrice (e penso lo siano molti tipi da fanfic) che spenderà una settimana a concentrarsi su cosa una battuta buttata lì potrebbe rivelare dello stato mentale di un personaggio. È per questo che molte fanfic si *concentrano* su quelle battute buttate lì. Questo è quello a cui pensiamo.

E questo è quello che rende le coffee shop AU così fantastiche. Insomma, prendete dei personaggi e li ficcate in una caffetteria. Questo è quanto, eppure amo ognuna di queste AU. Perché il focus è tutto sui personaggi. Non c’è trama. La trama è che i personaggi comprano caffè ogni giorno e si innamorano. Questa è tutta la trama. Ed è la trama perfetta per una fanfic. Le trame delle fanfic sono spesso così. Quasi sempre riferimenti ad altre cose che ti danno indizi su dove la storia stia andando a parare. Pensate a “da amici ad amanti” o “da nemici ad amanti” o “finte relazioni” e siete subito: “Oh, sì, le adoro. Datemele” e lo sapete già che sarà sempre la stessa trama, ma va bene, non la state leggendo per la trama. È come quel post di Tumblr che c’è in giro e dice: “Io che comincio a leggere una fanfic su una finta relazione: oooh, pensi che si innamoreranno davvero???” ma non la state leggendo per la suspense. Le fanfic vi liberano dal dover fare lo sforzo di pensare alla trama. Le fanfic danno al vostro cervello lo spazio di focalizzarsi interamente sui personaggi. E, soprattutto in un’epoca di pop culture pesantemente basata sui colpi di scena, questo sembra quasi un lusso. “Vieni qui. Spendi un po’ di tempo nella mente del personaggio. SPENDI ORE DELLA TUA VITA A LEGGERE COSÌ TANTE STORIE A PROPOSITO DELLA MENTE DI QUESTO PERSONAGGIO, finché non lo conoscerete come un amico. Finché non lo conoscerete così bene che vi mancherà quando non starete con lui”.

Quando quella è la tua storia, quando i personaggi diventano praticamente vostri amici, ha senso che veniate liberati dalla trama.  È come il fatto che molte persone non abbiano davvero bisogno di una “trama” per uscire con i loro amici. C’è questa profonda ossessione per le trame ma le vite non hanno una trama. Le vite accadono e basta. Cerchiamo di dare loro la forma di trame in seguito ma stiamo solo imponendo loro questa narrativa organizzata. Le trame non devono essere la ragion d’essere di tutto lo story-telling e le fanfic ce lo ricordano.

Non so, questa è una grossa divagazione randomica ma ci sto pensando molto ultimamente.

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